7. La danza boho

Cap. IV. New Media Art e arte contemporanea: la danza Boho
(summary)

Forte della consapevolezza, maturata nel corso del capitolo III, che proprio nell’ultimo decennio del XX secolo vanno rintracciate le radici sociali e culturali dell’evoluzione della New Media Art in qualcosa che esorbita il suo mondo di riferimento, il cap. IV torna alla storia, considerando in particolare i modi in cui la New Media Art si è affacciata, dalla metà degli anni Novanta, sulla piattaforma dell’arte contemporanea, cercando di conquistarne l’attenzione e il rispetto senza mai pienamente riuscirvi. L’obiettivo è rispondere a una domanda: perché, nonostante il varo di ambiziosi progetti espositivi e collezionistici da parte di musei e istituzioni di grande prestigio internazionale, la New Media Art continua ad avere una presenza tanto marginale su questa piattaforma? Considerando mostre come Mediascape (Guggenheim Museum, New York 1996), Documenta X (Kassel 1997), Net_Condition (ZKM, Karlsruhe 1999), 010101: Art in Technological Times (SFMoma, 2001) e molte altre, i programmi collezionistici museali e l’attività delle gallerie private, il capitolo individua le ragioni di questo fallimento, da un lato, nel reiterato tentativo di imporre al mondo dell’arte contemporanea lo stesso sistema di valori per cui la cosiddetta New Media Art viene apprezzata nel suo mondo di riferimento, insistendo sull’esplorazione creativa delle tecnologie; e, dall’altro, nella mancata sincronizzazione tra le istituzioni e gli altri attori del mondo dell’arte, in particolare critica e mercato.
Chiaramente non tutto, in questo prolungato rituale di corteggiamento tra New Media Art e mondo dell’arte contemporanea, può essere considerato un fallimento. Se quasi tutte le grandi mostre organizzate a cavallo del millennio non hanno saputo rinunciare alla celebrazione delle tecnologie, né sono state in grado di proporre opere e modalità espositive che consentissero alla New Media Art di conformarsi alle esigenze del mondo dell’arte contemporanea senza per questo rinunciare ai suoi caratteri distintivi, vari tentativi in questa direzione sono stati fatti in eventi minori, mentre il lavoro invisibile ma quotidiano di alcune fronde del mercato dell’arte sta ponendo le basi per un cambiamento di prospettiva.

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